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PROMOZIONE SETTIMANA SANTA 2012
HOTEL RESIDENCE SAN ANDREA DEGLI ARMENI
L’hotel Residence S. Andrea degli Armeni,
antico ed elegante, è situato nel pieno centro del borgo antico,
di
Taranto,
in adiacenza all’antica
chiesa S. Andrea degli Armeni
(1373-1573), una delle cinque chiese armene in
Italia. L’edificio era parte integrante della chiesa con la
canonica e la sagrestia. Posto ad angolo tra la via Paisiello e
la Piazza Monteoliveto, emana il fascino di secoli di storia.
Situato a breve distanza dalla stazione
ferroviaria e dal centralissimo Borgo della città, è circondato
da monumenti di grande importanza storico-artistica: Santuario
della Madonna della Salute del Seicento, la casa natale del
musicista Giovanni Paisiello, Palazzo Gallo rimaneggiato nel
sec. XVIII e legato alle vicende di Maria D’Enghien,
principessa di Taranto. L’isolato è compreso tra la
centralissima Via Duomo e la “ringhiera” sul Mar Grande.
Gli interni, realizzati in stile classico,
creano un'atmosfera sobria, elegante e raffinata. Gli ambienti
sono luminosi e particolarmente accoglienti e rivelano
ricercatezza di particolari e cura dei dettagli.
L’albergo è stato realizzato restaurando
sapientemente l’antico complesso annesso alla chiesa di S.
Andrea degli Armeni, di origine medioevale, su preesistenze
greche e romane dell’antica Acropoli greca che sono ancora
visibili al piano interrato. L’impianto del fabbricato del 1300,
trasformato verso la fine del 1500, subisce ampliamenti nel 1700
e conserva intatte le strutture originarie compresa quelle del
piano interrato, ove sono conservate le antiche Fogge, fosse
granarie, cisterne e pozzi risalenti al periodo greco, romano e
medioevale.
Attualmente l’edificio è composto dal piano terra
e due piani superiori, oltre l’interrato, e conserva parti dei
pavimenti originari del settecento anche nelle camere.
LA STORIA
L’Hotel si colloca nel centro storico di Taranto,
città pugliese e antica colonia greca aperta sull’omonimo golfo
del mar Jonio. Il centro storico tarantino è comunemente
chiamato “Città Vecchia”. L’immobile è sito in via Paisiello, al
n° 20, ad angolo con Piazza Monteoliveto ed è costituito da un
antico palazzo composto dal piano terra e da 2 piani superiori
ubicato di fronte alla casa natale di Paisiello, al palazzo
Gallo, al santuario Mariano della Madonna della Salute, già
Monteoliveto, ed in adiacenza alla chiesetta di S. Andrea degli
Armeni (1373-1573), della quale costituiva la Canonica e la
sagrestia. La Chiesa di Sant’Andrea degli Armeni fu edificata
nel 1353, ma alcune notizie risalenti al XIV sec. fanno
presupporre che l’edificio risalga addirittura ad epoca
medievale anche se, purtroppo, tali testimonianze non permettono
di ipotizzarne l’assetto all’interno del quartiere o la stessa
struttura architettonica.
Non vi sono a Taranto ulteriori testimonianze
riguardo una possibile convivenza dei popoli armeno e pugliese
ma altre costruzioni sparse per la regione sembrano confermare
questa ipotesi. I primi Armeni giunsero a Bari alla fine del X
sec., durante la riconquista bizantina. Ricordiamo tra l’altro
che Armeni e Pugliesi condivisero durante il XIV sec. lo stesso
nemico, ovvero il crescente potere turco ed il conseguente
potere della religione islamica ai danni del cristianesimo.
Nel 1554, infatti, i corsari turchi presidiarono
le isole di S. Pietro e S. Paolo per ben sei mesi e i tarantini
si videro costretti da un lato a fortificare le mura lungo le
coste settentrionali e meridionali e dall’altro a costruire un
muro a scarpa con terrapieno lungo il canale. E così mentre
all’esterno la città assumeva forme disegnate dalla guerra,
all’interno molto probabilmente fu proprio l’unità religiosa il
ponte d’unione fra le civiltà greco-romana ed indoeuropea.
Nel 1573 l'abate Scipione de Aricia fece
ricostruire la chiesa di S. Andrea degli Armeni nello stesso
sito dove sorgeva l'omonima chiesa medioevale, che, a quanto si
attesta nella “Chronica” del notaio Angelo Casullo di Taranto,
la chiesa fu bombardata da parte di re Ladislao. Riparata e
ripristinata al culto, il degrado delle strutture portò
probabilmente l'abate a ricostruire la chiesa e le case
limitrofe, come ricorda una lapide murata al di sopra del
portale sulla quale leggiamo: AEDEM HANC CUM DOMIBUS CIRCUMCIRCA
ABB. SCIPIO DE ARICIA RECTOR AD DEI LAUDEM ET BEATI ADREAE APOST.
SUO AERE A FUNDAMENTIS EREXIT. M.D.LXXIII.
Si
conserva nella biblioteca arcivescovile di Taranto uno dei verbali
redatti dagli Arcivescovi Tarentini in risposta ad un deliberato del
Concilio di Trento che obbligava le diocesi a fornire un dettagliato
resoconto dello stato Materiale dei beni della Chiesa. Tale documento
risale alla Visita Pastorale effettuata il 9 gennaio 1609 dal Mons.
Frangipane, qui se ne propone una traduzione dal
latino:
“CHIESA DI S. ANDREA degli Armeni
Il giorno nove del mese di gennaio 1609 in
Taranto, i su citati visitatori, proseguendo la su citata
visita, insieme ai suddetti assistenti giunsero a visitare la
Chiesa di S. Andrea degli Armeni, sita nella città di Taranto,
nella regione del Baglio, tra i confini di quella regione e la
regione di S. Pietro, nel convicinio e contrada detta di S.
Andrea, presso le case della stessa chiesa poste tutte intorno.”
La storia dell’isolato è facilmente riassumibile
grazie alle notizie storiche dell’antica chiesa di S. Andrea,
punto di riferimento della comunità Armena di Taranto. Tale
chiesa aveva sostituito nel 1573 l’omonimo edificio di culto
della seconda metà del secolo XIV (1386), ma certamente di
origine molto più antica a giudicare dal titolo della
dedicazione (S. Andrea degli Armeni) e quasi certamente connesso
con un nucleo di Armeni qui definitivamente stanziatosi dopo
essere stato reclutato dai Bizantini nell’XI secolo insieme a
truppe russe, turche, bulgare, valacche e vareghe (v. N.
Oikonomides, le listes de préséance byzantines des IX et X
siècles, Paris 1972)
Di tale edificio non è possibile ipotizzare né la
forma né la consistenza. Prima del 1573, data di erezione della
struttura attuale, l’isolato si presentava caratterizzato, oltre
che dalla chiesa, da un orto posto dietro l’abside della stessa,
da un ospizio (struttura simile ad una locanda) situato nei
pressi del giardino ed oggi testimoniato, forse solo per gli
scantinati, da una serie di case ad un piano, tra cui, molto
probabilmente, quella con camera su arco posta lungo il lato sud
dell’attuale isolato. Poco si conosce della fisionomia
settentrionale della struttura in esame.
Il “pittaggio” era scandito da tre strade
principali, la via di Mezzo, la strada detta di S. Costantino
(certamente via Duomo) e via delle Fogge (l’attuale via
Paisiello) chiamata così, per la presenza di numerosi depositi
sotterranei che lasciavano intendere una possibile destinazione
commerciale della zona, derivando il nome, probabilmente dal
latino fovea, cavità, luogo depresso, fossa granaria, ecc.
Il pittaggio terminava nel suo lato occidentale
proprio davanti a S. Andrea
La fisionomia generale era quella di una
struttura articolata in edifici che difficilmente s’innalzavano
oltre un piano.
Il quartiere possedeva botteghe, ospizi, forni,
mulini e molti spazi destinati ad orti e giardini, posti spesso
nel retro delle abitazioni e delle chiese.
E’ dal ‘600 inoltrato che i rapporti si alterano
definitivamente. Il fenomeno continuerà per tutto il ‘700 e si
concluderà, aggravandosi, verso la fine dell’800.
Le case si trasformarono in palazzi, decisamente
sproporzionati.
La parte dell’edificio sino al primo piano
sicuramente risale alla fine del ‘600, mentre il secondo piano
risale all’800, probabilmente alla prima metà del secolo.
L'architettura della chiesa di S. Andrea degli
Armeni
L'impostazione razionale dell'edificio sembra
derivare da un progettista, rimasto anonimo, di formazione
albertiana, per gli evidenti riscontri con le regole del
trattato di architettura dell'Alberti. L'edificio in gran parte
è rimasto nella forma e decorazione originale del '500.
L'esterno si presenta con una grande facciata di derivazione
albertiana; subito sotto il frontone vi è un occhio che
drammatizza l’euritmia dell'impianto esterno. L'interno è
costituito da un’ unica aula longitudinale dalla quale si accede
al presbiterio rialzato, l'attenzione si volge immediatamente
alla splendida volta a padiglione su unghiature. Il presbiterio
presenta una volta a botte a sesto ribassato. Dal presbiterio è
possibile raggiungere la sacrestia, coeva all'edificio, tramite
una porta con stipiti in carparo. I recenti lavori di restauro
hanno messo in luce degli affreschi cinquecenteschi. La
decorazione è formata da una serie di rosoncini inquadrati da
finti cassettoni nell’intradosso dell’arco e da girali
incrociati sui pilastri leggermente aggettanti dalla superficie
di fondo ripartita in finti conci isodomici. Sul frontone, alle
estremità degli spioventi, si possono notare due sculture ormai
corrose dagli agenti atmosferici, raffiguranti un uomo ed una
donna. La statua femminile, non identificata, è acefala mentre
la scultura rappresentante la figura maschile sembra nell'atto
di spezzare o di tenere fra le mani due parti di una colonna.
Questa scultura potrebbe avere una doppia interpretazione.
Secondo Alpago Novello essa potrebbe essere stata ispirata dalla
leggenda popolare armena dell’uomo “buono” e forte in grado di
spezzare le colonne oppure ad una rievocazione delle tristi
vicende dell'Armenia già da tempo invasa e devastata
Restauro: Ing. Arch. Giuseppe de Bellis - anno 2008
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